COMPITI PER CASA ?... UN SERIO COMPITO DA RISOLVERE ! I compiti per casa, chi pro e chi contro, ultimamente stanno diventando un argomento molto discusso

Articolo a cura di Tiziano Pugliese, docente di educazione fisica e sostegno presso l’I.C. A.Volta di Latina, presidente e direttore tecnico della A.S.D FULL KONTACT LATINA, società, che dal 1993 si occupa di kickboxing, prepugilistica ed allenamento funzionale

Premetto che personalmente sono stato sempre contrario, e contrario anche ai voti e alle note
disciplinari. Visto anche il grido d’allarme lanciato sui social da seri professionisti del settore,
riusciti in poco tempo a raccogliere oltre 35.000 firme, penso sia giunto il momento di trovare una
soluzione, dando delle risposte concrete, dei suggerimenti o quantomeno provarci, con i docenti da
un lato, modificando alcuni punti della didattica e il Ministero della Pubblica Istruzione e i Dirigenti
scolastici dall’altra, ascoltando e appoggiando in modo sperimentale ma su larga scala i promotori
di tale iniziativa.
C’è da dire che gli insegnanti di oggi sono chiamati a dare molto di più, anzi in modo diverso
rispetto a quelli del passato, gli stessi Dirigenti Scolastici hanno almeno un paio plessi da gestire
se non tre, e tutto sta cambiando alla velocità della luce. Di conseguenza la categoria, che molto
raramente si oppone ad alcune discutibili note ministeriali, sta subendo un carico eccessivo di
mansioni, anche al di fuori delle proprie competenze.
Il più bel mestiere del mondo sta in parte lasciando troppo spazio alla burocrazia informatica, alle
regole, alle sempre più alte responsabilità. Credetemi se vi dico che quelle belle lezioni frontali di
una volta, sono “distratte”, se così si può dire, da programmi sempre più dettagliati, medie dei voti,
percentuali, registri elettronici, LIM, password, e-mail istituzionali, piattaforme digitali e tanto altro
ancora, che mette a dura prova qualsiasi essere umano. Provate a pensare, a tutti i docenti, che in
questo particolare periodo COVID, e senza preavviso, si sono lanciati verso un totale
cambiamento, sacrificandosi oltre le proprie possibilità, in condizioni a dir poco rischiose per la
propria salute e quella dei propri cari.
Nel giro di pochi anni sono diventati una sorta di ingegneri informatici, avvocati, responsabili della
sicurezza, progettisti, ma soprattutto SuperDoc capaci di gestire classi di 30 alunni, tra i quali
coloro che hanno diritto/bisogno di particolari attenzioni come i BES (bisogni educativi speciali) e
DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento).
L’eccessivo carico, li induce a trovare delle “scorciatoie didattiche” per accelerare i tempi, che si
traducono in consegne da svolgere a casa a discapito degli alunni. La tecnologia inoltre, fantastica
sotto molti punti di vista, e nata per aiutare e velocizzare, se eccessiva risulta pesante da gestire
da entrambe le parti.
È vero che i compiti per casa esistono dal medioevo, ma è anche vero che ora è tutto diverso, tutto
è più veloce. I ragazzi hanno molti più interessi di una volta e se prima tutto ruotava intorno ai tre
poli: famiglia, scuola e chiesa, oggi non è più così. C’è lo sport, la musica, la recitazione, il canto, i
gruppi di socializzazione tipo gli scout e volontariato, il catechismo, le gite con i genitori, e
sicuramente i meno formativi social che comunque un po’ di tempo lo rubano sempre.
Gli alunni e i genitori trovano difficoltà a gestire attività extra scolastiche e compiti per casa, che
ultimamente sembrano lievitati. Quindi non rimane altro che decidere se tagliare o correre a destra
e sinistra come dei forsennati per ottemperare a tutti gli impegni.
C’è da dire che i docenti già fanno tanto per la scuola, però, vista la situazione sempre più calda, è
arrivato il momento di prendere di petto il problema e trovare una soluzione per queste benedette
consegne per casa, affinché vengano diminuite se non abolite del tutto.
Sicuramente è necessario mettere gli insegnanti nelle condizioni di poter lavorare bene,
sollevandoli da incarichi extra non proprio di loro competenza e la scuola diventare un’agenzia
educativa a 360 gradi, dove alunni e docenti possano svolgere tutti i lavori senza portarseli a casa.

A tal proposito vorrei fare un paragone. Quando un giovane entra in un pronto soccorso o in
un’ottima palestra di arti marziali ad esempio, sono i professionisti a prendersene cura, dall’inizio
alla fine. I genitori, in ambedue i casi, possono essere un iniziale e valido supporto di informazioni,
che aiutano a capire alcune importanti situazioni di partenza, ma non possono e non devono
diventare “colleghi” degli stessi medici o maestri.
Quando mamma e papà, per diversi motivi non sono presenti, la “macchina” deve funzionare in
egual modo e funziona perché è autonoma, professionale. Stessa identica cosa dovrebbe
accadere per la scuola. Genitori si o genitori no, gli alunni devono avere le stesse identiche
possibilità di riuscita scolastica, quindi viene da sé, che i compiti per casa sono un prolungamento
errato di ciò che dovrebbero fare in classe con i docenti.
Il fallimento di un ospedale, di un centro sportivo o di qualsiasi altra seria istituzione
educativo/formativa, si manifesta quando palesa la propria incapacità a gestire situazioni più
complesse, come pazienti che si aggravano, bambini poco gestibili durante l’attività motoria e nella
scuola, alunni in difficoltà che prendono voti scarsi e note comportamentali.
Quando un malato si lamenta ci pensa lo staff medico, quando un atleta non rispetta le regole ci
pensa il Coach, perché allora, quando un alunno in normali condizioni psicofisiche manifesta
problemi di rendimento o di comportamento, sovente vengono convocati i genitori pensando
erroneamente di risolvere la questione?
Ecco perché i compiti per casa dovrebbero essere un vero e proprio optional, perché per imparare
a studiare con metodo, per ripetere e approfondire lezioni, per esprimersi verbalmente davanti ai
compagni, per imparare a ragionare anche da soli, c’è la scuola e i suoi professionisti. A casa
invece, ogni alunno fa un salto nel buio, e questo non è equo. Se un bambino non ha capito un
concetto tra le mura scolastiche, è improbabile che lo capisca da solo a casa, sempre ammesso
che sia seguito dei genitori o dai nonni.
È vero che serve la collaborazione di tutti, in primis dello stato, ma è anche vero che i Dirigenti
Scolastici e corpo docenti, nell’attesa di un probabile cambiamento, possono cominciare a mettere
in atto delle strategie per dare un forte segnale alle famiglie e per dimostrare la propria
autorevolezza, competenza e autonomia.
Cosa si potrebbe fare allora.
Sicuramente lavorare su un continuo FEEDBACK docente/discente, durante e dopo la lezione, per
ogni singola materia, per accertarsi che ogni alunno abbia capito la lezione in tempo reale. Tutti
dovrebbero poter apprendere senza che nessuno rimanga mai indietro e se ciò dovesse accadere,
si evidenzia il problema per far intervenire un docente di sostegno ad esempio.
Per quanto riguarda le ESERCITAZIONI invece, scritte o orali che siano (i classici compiti per casa
per intenderci), potrebbero essere programmate e svolte in orario scolastico. Tutti devono avere
pari opportunità ed essere seguiti da professionisti e non dai genitori. Sei ore al giorno dovrebbero
essere sufficienti per pianificare ogni tipo di intervento.
Messi in pratica solo questi due lavori, i compiti per casa, voti e note comprese, avrebbero poco
senso, per non parlare dell’alleggerimento degli zaini, dato che i libri servirebbero più a scuola che
a casa.
Ogni diverso ambiente formativo dunque, dovrebbe essere si collaborativo, ma autonomo. I
bambini delle elementari e medie soprattutto, usciti dalla scuola, devono poter dedicare il loro
tempo ad altre personali passioni altrimenti represse.
Devono avere la tranquillità di poter pensare, ascoltare se stessi e anche di annoiarsi, di poter
utilizzare la tecnologia sotto controllo, di leggere ciò che li appassiona, di scrivere storie

fantastiche, ma soprattutto di cominciare ad amare veramente la scuola, perché senza dubbio, è il
migliore strumento di crescita per la realizzazione di se stessi.

 

Articolo a cura di Tiziano Pugliese, docente di educazione fisica e sostegno presso l’I.C. A.Volta di Latina, presidente e direttore tecnico della A.S.D FULL KONTACT LATINA, società, che dal 1993 si occupa di kickboxing, prepugilistica ed allenamento funzionale

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