30 anni fa (1995/2025) nasceva
il Transrealismo italiano

La scultura sacra fra mistero e infinito

Da “Lo spirituale nell’arte” di Kandinskij alla Transrealtà visionaria di Guadagnuolo

Comunicato stampa

 

Introduzione
Il Giubileo del 2025 coincide con il trentesimo anniversario della nascita del Transrealismo italiano, teorizzato
dallo storico e critico d’arte Antonio Gasbarrini nel 1995, in occasione della mostra al Castello Forte Spagnolo – Museo
Nazionale d’Abruzzo a L’Aquila. Il movimento, riconosciuto tra le correnti più significative della fine del Novecento
insieme al Nouveau Réalisme di Restany, all’Arte Povera di Celant e alla Transavanguardia di Bonito Oliva, trova in
Francesco Guadagnuolo la sua espressione più compiuta. La sua arte si configura come medium di trascendenza, capace
di tradurre in forme plastiche e pittoriche la tensione verso il mistero e l’infinito, in dialogo con la tradizione dell’arte
sacra e con le sfide della contemporaneità.
Il retaggio spirituale di Kandinskij
Come già Kandinskij sosteneva in da Lo spirituale nell’arte (1910), l’opera deve rispondere a un’esigenza
interiore e liberare l’anima dal materialismo. Guadagnuolo raccoglie questa eredità e la trasforma, collocando la sua
ricerca nel solco di una spiritualità che si confronta con la modernità tecnologica e scientifica.
Guadagnuolo e la nascita della Transrealtà
La nozione di Transrealtà, elaborata da Guadagnuolo, si fonda su tre assi interpretativi:
 la realtà sensibile come soglia verso l’invisibile;
 il dialogo continuo tra finito e infinito;
 la sintesi di elementi sacri e dettagli contemporanei.
La sua scultura non si limita ad evocare simboli religiosi, ma li ricontestualizza in un linguaggio che accoglie
frammenti di spazio cosmico e geometrie universali. Opere come “Rappresentazione dell’Infinito”, “Cosmo”, “Energie
nell’Universo” o “Geometrie circolari” testimoniano la capacità dell’artista di coniugare sacralità e immensità,
trasformando la scultura in arena di riflessione universale.
Scrive Antonio Gasbarrini: «…La ricerca di Guadagnuolo, a ben riflettere, è tutta protesa alla liberazione di energie:
fisiche ed immaginifiche, concorrenziali all’inesauribile creatività in atto nell’universo, infinito che sia. In una prospettiva
estetica già protesa al futuro, e perciò sotto l’egida dell’avanguardia, sarà il dialogico confronto tra gli enigmatici segni
preimpressi negli abissi dei cieli (le leggi fisiche indagate con molto affanno e con esiti incerti dalla scienza) e quelli
inventati dalla sua vulcanica fantasia, a favorire una più attendibile comprensione della verità ultima inscritta nel nostro
destino. Del rinsaldato binomio Arte/Scienza ha saputo ben coniugare l’istanza razionale e tecnologica a quella neo-
umanistica. Anche per quest’ultima ragione, forse, l’errabondo “poema visivo” di Guadagnuolo non potrà mai includere
la parola fine: la vera arte e la vera poesia si fiutano dalla incompiutezza e dalla provvisorietà di uno statuto dell’opera
tutto concentrato nell’instabile nucleo della sua potenziale energia avanguardista protesa ad irraggiarsi in un futuro
estetico aperto più che mai».
La scultura come rito visivo
Il Transrealismo guadagnuoliano si articola come rituale visivo:
1. L’osservatore è introdotto in un sistema di segni e simboli astratti.
2. Lo spazio scultoreo si trasforma in un tempio mentale, dove forme reali e immaginarie si sovrappongono.
3. L’esperienza culmina in una sospensione temporale, che restituisce allo spettatore la percezione del mistero e
dell’infinito.
Come osserva lo storico dell’arte Renato Mammucari, il Transrealismo italiano “ci spinge a guardare con maggiore
attenzione e consapevolezza alle espressioni artistiche contemporanee”. La scultura diventa così liturgia estetica, in cui
modernità e sacralità convivono.
Eredità e prospettive
A trent’anni dalla sua fondazione, il Transrealismo italiano si conferma come movimento capace di incidere nel
dibattito critico e teorico. Guadagnuolo è considerato “l’unico esponente del Transrealismo in Italia” ed uno dei maggiori
autori del rinnovamento dell’iconografia dell’arte sacra. Guardando al futuro, la sfida consiste nel mantenere vivo il
dialogo tra arte e trascendenza, tra scienza e spiritualità, in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia.
La scultura di Guadagnuolo si pone come testimonianza e profezia: testimonianza di un percorso che ha saputo
coniugare tradizione e innovazione; profezia di un’arte che continuerà a esplorare le pieghe più nascoste dell’esistenza,
restituendo all’uomo la consapevolezza del mistero e dell’infinito.

Condividi questa pagina sui tuoi canali

Share on facebook
Facebook
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on email
Email